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mercoledì 7 marzo 2018

Io non sono razzista...MA..

Eccolo qua,
è quel MA che ci ha fregato cari miei.

Quel ma che non ci fa vedere come stanno le cose e ci fa incazzare per le cose sbagliate .
Quel ma che alimenta il nostro odio verso i più deboli e ci frega.

Quel MA se non l'avete capito , non ci fa vedere la verità e ci fa continuare a sbagliare . 

Liberi di pensarla come volte, ma io di verità ne vedo un altra, io vedo altri " senegalesi" e altri "immigrati" che a me , non rubano proprio nulla , anzi , il mio amico aglio mi regala ogni sabato l'illusione di essere una persona generosa e buona . Lui viene dal Bangladesh, chissà se viene odiato meno per questo. 

Aiuto tanti altri ragazzi senegalesi, ogni volta che posso , aiuto i senzatetto fiorentini e non e do offerte ai canili...

perché? 
Perché sono una santa? Una scema illusa che si mette  in ordine la coscienza dando un paio di euro a questo o quello? 
No cari miei. 
Lo faccio perché se posso dare una mano a chi ha bisogno e sta peggio di me , ben venga farlo. 
lo faccio perché non considererò mai il nemico chi ha meno di me ,non lo odierò mai perché viene a “ rubarmi un lavoro “  , lavoro che peraltro noi  , non faremmo nemmeno sotto tortura .

Potete postare tutti i video che volete e urlare il vostro odio a suon di : 
“ io non sono razzista MA...” è con quel ma che vi siete fregati,
è quel Ma che ci sta fregando tutti , non l’immigrato .

Quel MA è pieno di Razzismo anche se voi " NON SIETE RAZZISTI" , quel Ma è pieno di un odio che vi annebbia il cervello e non vi fa vedere la verità .

il nemico non è e non sarà mai l’immigrato che viene qui a fare una vita da schifo , se ne siete convinti , ben per voi , di questo a me non mi convincerete mai.

Postatene pure cento di video cari amici miei... 

La comunità senegalese ha sbagliato a fare quel casino in via Calzaiuoli . 
E su questo non ci sono dubbi.
Ha chiesto scusa e fatto una colletta per riparare i danni creati.
Mi chiedo se dopo un concerto o dopo una partita qualche tifoso abbia mai rimborsato qualche motorino spaccato o qualche cassonetto bruciato. 
Ma non ci voglio ricamare troppo sopra . Hanno sbagliato .  

MA ( e questo invece è un Ma che serve) hanno chiesto scusa e risarciranno quanto danneggiato. 

Signori della corte , per me può bastare.  

La storia dovrebbe insegnarci qualcosa ,
e purtroppo noi ,non abbiamo davvero imparato nulla. 


In conclusione...

la Firenze che non vede da qui a li , oggi piange straziata 
“ due fioriere” in via calzaiuoli .  
La comunità senegalese piange un compagno morto .

a voi trarre le conclusioni.



Sempre vostra, 
senza MA . 

S.  

mercoledì 21 ottobre 2015

Aglio

Lui vende aglio .
Lo vende solitamente nei mercatini e lei lo incontra da anni ,
ogni sabato al mercato di Scandicci.
Non lo vende in un banco e non è un ambulante.
No.
Lui lo vende in piedi .
In mezzo al magma umano di persone che spesso lo scansano .
Lo vende in mezzo ad altri banchi di ambulanti che lo guardano in cagnesco. 
In quel caos del sabato mattina ,lui ,tenta di vendere il suo aglio.
Lo vende nei sacchettini di plastica per 1 € a busta.
Anche a meno, chiaro.
Dipende da quanto gli offre la gente.
Lei si è chiesta spesso quanti soldi gli rimangano in tasca di quei pochi spiccioli che le persone gli danno.
La mamma di lei dice che il suo aglio è buono.
Lo compra spesso e a volte offre lui  qualche spicciolo per un caffè.
Ma lui non li vuole .
Sembra ci tenga molto a non prendere l’elemosina ma a “lavorare” .
Per come può.Chiaro.
Lei si è domandata , a volte come fa ad avere quell’aglio.
Se qualcuno “lo rifornisce” o se lo coglie lui stesso , la mattina all'alba prima di venire al mercato  .
Vorrebbe domandarglielo.
E' sempre sorridente, curato, gentile e con occhi buoni.
Occhi che hanno sofferto.
L’ha sempre chiamato “ Aglio”  .
Un modo buffo per “riferirsi a lui” durante le chiacchierate con sua mamma .
Non una mancanza di rispetto nei confronti della sua persona , beninteso.

Di solito, dopo averlo incontrato sorride. 
In  modo malinconico certo, ma non triste.  
Quel sabato no. 
In quel sabato mattina quegli occhi lucidi non le uscivano dalla mente. 
Lei così dura così incazzosa, in quel surreale sabato ci pensava continuamente.
Quel giorno non trovava nulla con cui farsi scudo e togliersi quello sguardo dalla mente.
Non riusciva a sorridere come mille altri sabati .
Si chiese a quante persone quello sguardo , avesse fatto lo stesso effetto devastante che aveva fatto a lei quel giorno.
Poche purtroppo - si scoprì a pensare.  
Avrebbe voluto poterglielo dire , ma come?
Quel sabato  mattina ,in cui era così inferocita perché aveva fatto cadere l'iPhone nel cesso , quello sguardo le era servito per ridare il giusto valore alle cose .
Lui che aveva preso quei cinque euro come se fossero un miliardo e , in contrapposizione , lei ne aveva buttati 900 nel cesso e il giorno dopo ne avrebbe spesi altri 300 , senza colpo ferire , all’Apple Store per riavere il suo dannato telefono.
...lui che quando lei le aveva detto :

" Con questi 5 euro chiama la tua mamma in Bangladesh 
e dille che la Fiorentina sempre incazzata  la saluta" 

si era commosso e le aveva detto che la sua mamma di 80 anni non ci vedeva più , ma lui la chiamava con il telefonino quando poteva.
Già quando poteva.
Si chiese quanto a lui sarebbe  nelle tasche di quei 5 euro .
Magari solo pochi centesimi con i quali a malapena avrebbe potuto dire:
“Ciao Mamma” .
Gli domandò :  
“ Ma quanto tempo è che non torni a casa?"
lui di rimando, con un sorriso timido mormorò :  
"Non posso tornare più...non ho il permesso di soggiorno" .
Provò vergogna per se stessa.
Per il suo essere così incazzata  quella mattina e si sorprese a pensare che si, avrebbe barattato volentieri i soldi che le servivano per riparare il suo telefono con il permesso di soggiorno di lui.
Lui che incontrava così spesso ma che con il quale così raramente aveva parlato
Chissà perché ,proprio quella mattina era capitato di parlarci di più. 
Forse l’inconscio ha più fantasia di noi , e ci mette davanti certe realtà per insegnarci a dare il giusto valore alle cose. 

"Come ti chiami?" .
Gli chiese - 
 "Nadir " rispose lui con gli occhi lucidi di lacrime stringendo i 5 euro che lei gli aveva dato ...lei gli strinse la mano ,gli accarezzò il braccio e gli disse :
"Abbracciala la tua mamma da parte mia..."
Gli occhi di lei incrociarono quelli di lui.
Tra loro passò qualcosa che non riusciva a spiegare.
Mille pensieri in un attimo .

Lei pensò che lui ,probabilmente non l'avrebbe mai più rivista la sua mamma cieca.
Sarebbe morta laggiù , in Bangladesh e lui l'avrebbe pianta qui , 
solo, in un Italia che non lo voleva.
In un Italia dove lui non esisteva per nessuno . 
Ma pensò anche che da oggi, lui esisteva per qualcuno. 
Esisteva per lei.


Note : 

Beati voi.
Voi che vedete nei problemi del paese questi poveri ragazzi.
Beati voi che avete trovato il vostro capo espiratorio e vi cullate ogni giorno nella rabbia.
Beati voi, sempre pronti a dire che si, loro stanno male ,ma allora, "Perchè non stanno a casa propria invece di venire qui a rubarvi il lavoro?"
Lavoro che peraltro, voi ,con il vostro vestitino pulito e il colletto inamidato non fareste nemmeno sotto tortura.
Beati voi che non sapete farvi turbare dagli occhi velati della disperazione.
già , beati voi.
o forse chissà... 
Poveri. 
Poveri voi.


S. 


venerdì 17 ottobre 2014

Le donne del digiuno...



Dopo una lunga assenza torno oggi proprio di venerdì 17. ( speriamo non porti sfortuna!)

Oggi vorrei parlarvi brevemente di un argomento che mi sta molto a cuore. 
Lunedì sera ho avuto il piacere di partecipare all'inaugrazione della mostra:


http://www.francescofrancaviglia.com/
Proprietà immagine : http://www.francescofrancaviglia.com/

le donne che dissero no alla Mafia


Ma chi sono queste donne ?


Sono un gruppo di grandi donne che nell’estate del 1992 , 
dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio , 
dettero il via ad una personale forma di protesta contro la mafia.

Scelsero di esprimere la loro protesta con uno sciopero della fame di tre gironi nella piazza principale di Palermo . 
Sono le Donne che sfidarono apertamente la mafia con  una protesta silenziosa ma non per questo meno forte.


La mostra di Francesco Francaviglia  ritrae questa donne. 

Sono donne forti, le rughe profonde raccontano il dramma del passato, 
lo sfondo nero dal quale sembrano "uscire e parlarti"  le rende fiere.
Queste foto esprimono violenza e dolcezza allo stesso modo. 

Per consuetudine quando si pensa alla mafia si pensa alla violenza, alle stragi, alle mecerie e ai cadaveri.
Guardando queste foto io ho avvertito sì il dolore e la voglia di giustizia, 
ma non con violenza .
Perchè  la violenza fa parte della mafia. 
Loro si sono ribellate "mettendoci" il loro silenzio , la loro FAME di giustizia.
Il loro dolore è silenzioso .

Ma mi piace pensare che la loro protesta silenziosa 
sia più forte dei boati delle bombe di quegli anni . 
Il loro silenzio URLA forte  la loro voglia di verità e giustizia. 
 
Mi è piaciuto questo modo diverso di raccontare le stragi del passato .
Mi immagino come deve essere stato "coinvolgente" sentirsi raccontare quegli anni da chi li ha davvero vissuti  sulla pelle.
Come deve essere stato intimo il rapporto tra loro e il fotografo che le ha ritratte.
Lo deve essere stato per forza , altrimenti le immagini non avrebbero sprigiornato in noi  osservatori questa moltitudine di emozioni . 
Credo che Francesco sia riuscito davvero ad entrare nella loro testa e a dar voce ai loro pensieri per comunicarli a noi, osservatori finali.


Questi ritratti fuori dal tempo raccontano in modo malinconico dolore ma , 
oltre il dolore io ho avvertito una luce. 
Perchè gli occhi di queste donne brillano.
Brillano di una luce che solo le donne che hanno sofferto hanno , 
quella luce ci dice che loro non devono , non possono 
ma soprattutto non vogliono arrendersi . 

Gli occhi di quelle donne hanno voglia di VEDERE GIUSTIZIA. 
Quella giustizia negata loro per troppi anni, una giustizia che tutti noi aspettiamo .
Ringrazio di cuore Francesco per avermi "raccontato"questa storia.
Per un attimo , le sue foto e la forza di queste donne , 
mi hanno fatto credere che sia davvero possibile sconfiggere la mafia .
Urlando in silenzio, come loro.

Sempre vostra , 
con la voglia di guardare al futuro.
Un futuro senza la mafia.

Silvia


Informazioni sulla mostra e sull'artista:  
La mostra è alla galleria degli Uffizi fino al 9 novembre , vi consiglio di visitarla . 


Per vedre altri lavori di Francesco Francaviglia potete consultare il suo sito internet a questo link :http://www.francescofrancaviglia.com/





giovedì 1 novembre 2012

una storia come tante...

Era in viale Belfiore, il numero non lo ricordo e chissà... 
forse non l'ho mai saputo.
Ma la ditta me la ricordo con un nodo alla gola. 
Un posto intriso di ricordi e di sentimenti che nella mia memoria è incancellabile. 
Mia mamma ci ha lavorato per circa 40 anni.
E' entrata che di anni ne aveva 14 anni e ci è invecchiata li dentro.
Insieme alle altre 40 operaie .
Parecchie di loro , col tempo son diventate anche amiche.  
Quelle stesse amiche che vede ancora oggi , 
quelle di cui custodisce i segreti. 
Quelle a cui confessa i suoi.
Non resta traccia di quella ditta , 
ho provato a cercarla su internet ma niente parla del cappellificio Federici. 
Peccato che si sia perso così, come lacrime nella pioggia....


Era un cappellificio storico qui a Firenze.
Creava cappelli con il suo marchio, riforniva grandi magazzini in tutta Italia ,spedivano cappelli a Londra , Parigi e in altre città europee.
La ditta ha chiuso i battenti alla fine degli anni 90 e, 
mia mamma , per fortuna sua, ha ritrovato un posto di lavoro per quei tre anni che le mancavano per raggiungere la pensione.
Ma questa è solo la parte triste della storia...
e io invece vi volevo raccontare la parte bella.

Che io con i racconti di quella ditta ci sono cresciuta.
Loro, i titolari ,la tipica coppia "della Firenze bene".
Salotti borghesi, soldi ,ricchi impenditori di una Firenze che io non ho mai vissuto
 
Lei, chiamata "La signora Carla" ,
che si presentava in ditta alle dieci, con i suoi abiti di sartoria,
scarpe chanel e bauletto Vuitton. 
Il mio amore per Vuitton è nato osservando lei. 
Il modo in cui faceva oscillare quella borsa.
Una donna di classe, austera e pure un pò snob.Una nata ricca.
Lei che incuteva un certo timore reverenziale, in me e nelle operaie.  
Lui era un 'altra cosa. 
Il signor Alfredo.
Lui gestiva con passione la ditta della famiglia della moglie.
Un omone alto un metro e 90 ,uomo d'altri tempi che si era trovato un impresa d'oro in mano e l'aveva fatta crescere e fruttare.
Ci ho lavorato anche io la dentro. 
Le estati del liceo raccatavo due lire etichettando i cappelli. 
Dalle 8:30 alle 17:30 , nelle estati sul finire degli anni 80 , mi vestivo da giovane operaia.
Si, a nero.

Mia mamma lavorava in sottosuolo e la luce del giorno , 
non credo l'abbia vista mai in 40 anni.
Non se n'è mai lamentata. 
Amava così tanto il suo lavoro che questo fatto del sottosuolo era un dettaglio facilmente sorvolabile.
Tra quelle mura vedevo nascere i cappelli...
Dal sottosuolo partivano scampoli di feltro e decorazioni, 
arrivavano ai cappellai che ,con le forme roventi li plasmavano e davano loro la vita.
I cappelli poi andavano al piano superiore, dalle modiste che li cucivano e li decoravano come la moda e l'ordine del momento aveva indicato e , 
infine, arrivavano alle bambine come me che li etichettavano e li mettevano nelle scatole.
L'ultima tappa la facevano le spedizioniere e così i cappelli erano pronti per partire verso la destinazione finale.  
Entravano con grazia nei grandi magazzini, nei negozi snob del centro , nelle boutique di nicchia ,nei  negozi di spose o chissà dove altro ancora. 
  
Ho osservato per anni  il tran tran di rappresentanti che arrivano e cercavano 
" Il Signor Alfredo" per qualche comunicazione importante .
La dentro ho conosciuto il suono della campanella della pausa pranzo, il cartellino da timbrare che , se arrivavi in ritardo veniva timbrato di rosso .
Ho visto per anni mia mamma correre per arrivare in orario e ho ascoltato milioni di volte la sua cantilenante nenia :
"devo rimettere il quarto d'ora perchè ho timbrato alle 8:31...", 
che lei troppo puntuale non lo è stata mai.
 
Ma era bello , e questo ve lo posso giurare.
Erano una famiglia di 40 persone che lavoravano in squadra.
Adoravo scendere in sottosuolo e rovistare in quello che era il regno di mia mamma . 
Potevo passare ore a curiosare tra mille nastrini di grogren, di raso, di seta ,
tra le perline e gli alamari, tra i fiocchi di strass e le paillettes.
Mi sembrava bellissimo che da li, dal sottosuolo partissero pezzi di feltro e manciate di nastri e tornassero indietro cappelli perfetti e decorati.

Era una macchina perfetta.

Certo , io vedevo solo una facciata della medaglia. 
C 'erano anche le amicizie illustri della famiglia Federici ,
le Ferrari , i domestici Filippini, la villa a Fiesole , i cani e il rolex al polso di lui.
C'erano i viaggi d'affari , viaggi dai quali tornava sempre con un regalino per le sue operaie ,o meglio per  "le sue bambine" come le chiamava lui. 
Che per lui eran davvero un pò le sue bambine,del resto le aveva viste crescere.
Ma quello che , ancora oggi dopo tanti anni ricordo di più è il rispetto.
Il rispetto che le operaie portavano a lui certo, 
ma sopratutto il rispetto che lui portava loro.
Consapevole che la macchina funzionava grazie al lavoro di tutti.

Era una piccola e prestigiosa ditta Fiorentina che ha vissuto il triste declino di molte altre piccole realtà. 
E alla fine  è affondata.
Lui che si è ammalato,
l'import- export a basso costo che ha fatto crollare le vendite e lui, 
il capo che non voleva decimare il personale.

Il resto è storia nota.
Sono arrivate la cassa integrazione a 6 ore, i pensionamenti ancipati , i consulenti del lavoro che gli dicevano di licenziare personale e lui,
che nel frattempo si era ammalato e che non voleva smembrare la sua ditta.

Che poi una scelta fu obbligato a farla e qualcuna delle sue bambine lasciò la ditta...
ma doveva farne altre , 
doveva scegliere chi restava e lavorava 
e chi se ne andava a fare la fame. 
Ma lui non ce la fece. 

"Mi dispiace , io non scelgo più. 
Adremo avanti fino a che possiamo e poi chiudo". 
E così è stato.
Chi lo sà....
Fosse stato un tipo alla Marchionne , la ditta forse sarebbe ancora viva.

La ditta magari si ma lui no, 
che lui se l'è portato via il cancro pochi anni dopo dalla fine della sua ditta.
A volte penso sia voluto morire con la sua attività .
Ma sono certa che abbia fatto tanto di buono . 
Pochi giorni prima di morire ,
accanto al suo letto, 
nella sua villa con i Filippini e i suoi cani a Fiesole ,
insieme a lui c'erano le sue bambine , 
le sue operaie che  nonostante la ditta avesse chiuso i battenti gli eran sempre rimaste vicine. 

Era prima della crisi di oggi, 
prima di Berlusconi, 
prima di Monti , 
prima dell'euro e prima di tutto quello che c'è adesso. 

Questa è una storia come tante, 
ma non è solo una storia fatta di numeri e bilanci sbagliati. 
Non è  solo la storia del crollo di una ditta. 
E' sopratutto una storia di persone. 
Quelle che stanno dietro ai numeri.
Quelle di cui oggi , 
putroppo, 
spesso ci dimentichiamo a furia di parlare di spred.....


Sempre vostra, ultimamente con lo sguardo rivolto indietro...

S. 

mercoledì 23 maggio 2012

23 maggio 1992



I pensieri sono gli stessi provati gli anni passati,parole sparse vomitate qua sopra per ricordare la strage di Capaci dove Giovanni e tutti coloro che erano con lui persero la vita per una giustizia che ancora oggi non esiste. 

I sentimenti sono gli stessi,
la rabbia è la stessa, 
e purtroppo… 
l’Italia è la stessa se non peggio.
Ogni anno mi sforzo di dire che loro non sono morti invano,
ogni anno mi dico che se ci sono milioni di persone che applaudono quando vedono una loro fotografia qualche testa “buona c’è”.
Ogni anno però che non cambia nulla, e di anni ne son passati davvero tanti.

Si è detto tanto, si è scritto tanto ma evidentemente non si è fatto abbastanza per lottare contro la mafia, 
contro  la disonestà e contro i soldi facili e sporchi.

Scelgo di ricordare solo perchè non posso farne a meno, solo perché come insegnava Giovanni :

"Chi tace chi piega la testa muore ogni volta che lo fà,
chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola"
Giovanni Falcone



S. 

giovedì 22 marzo 2012

Cuori spezzati


Ho tralasciato un po’ la mia vena polemica. 
Non è che non me ne freghi più nulla beninteso.
E’ che son stanca.
Leggo il giornale e mi arrabbio .
Guardo la tv e mi arrabbio
Leggo notize sul web e mi arrabbio.
Parlo con le amiche della loro situazione lavorativa e mi arrabbio.
Vado alle assemblee sindacali e mi arrabbio.
Stanca dei urlare, arrabbiarmi, polemizzare e alla fine sentirmi dire
“ Si fa così, che tu sia d’accordo oppure no questo è “.
Quindi per evitare di esplodere sto scrivendo solo minchiate.

Oggi mi riesce un po’ meno .
Sto post in realtà è da ieri sera che è qui a candire , mi tocca postarlo oggi perché ieri a casa la adsl mi ha tradito , ad onor del vero dovrei postarlo domani visto che manca la foto ma per ora posto senza e la foto la metterò stasera. 
Già, per dovere di cronaca, la foto non c’è perché il telefono se l’è ingoiata , 
si sa l’apple a volte fa come vuole e non ascolta nessuno.
E’ perfettamente in linea con il governo.  

Dicevo…

Ieri tornavo , come quasi ogni giorno, a casa a piedi.
Faccio sempre la stessa strada.
Vedo sempre le stesse facce, le stesse case, gli stessi bar.
Dopo un po’ che fai una strada diventa così familiare che nemmeno ti accorgi di passare davanti a quel palazzo o a quella ditta  e dici dentro la tua testa :
“ Ma l’ho già passata la rotonda dell’Olmo? Ma dai.. nemmeno me ne ero accorta!” .
Ieri non è andata così.
Ieri un edificio che vedo da anni lungo la strada ha catturato la mia attenzione.
Perché?
Perché si parla di aziende che chiudono, di lavoratori a spasso, di ditte che dall’oggi al domani si trasferiscono a millemila miglia da qui però quando la protesta te la vedi davanti agli occhi fa un ‘altro effetto.
Non c’è nulla da fare. 
Quando passando davanti ad una ditta vedi gli striscioni di protesta, le persone che ciondolano li davanti con lo sguardo perso fa un ‘altro effetto.
Premetto che la storia della Champions la conosco relativamente.
So soltanto che l’azienda trasferisce la filiale di Scandicci a Carpi, Modena e i dipendenti devono seguire la ditta.
So che il trasferimento definitivo è fissato per l’estate ma già da adesso alcune persone hanno “ L’obbligo”  di trasferirsi a Carpi.
L’azienda mette a disposizione un auto aziendale il lunedì e il venerdì per tornare a casa.
Il resto.. arrangiatevi.
La famiglia resta a Firenze?Pazienza
Dovete pagare un ‘altro affitto a  Carpi? Pazienza
Tuo figlio resta solo con la mamma o il babbo o la nonna a Firenze tutta la settimana? Pazienza.
Sempre pazienza… 
beh... l'abbiam finita volevo solo dire questo. 
Non argomento ulteriormente perché ripeto, conosco poco la storia dell’azienda, le varie trattative che possano esserci o non esserci state , 
certo è che se le trattative sono come quelle che il governo sta facendo per l’articolo 18 sono abbastanza inutili.
Tanto se l’accordo non si trova fanno come vogliono e per il resto.
PAZIENZA. 
Intanto ieri quei cuori spezzati che i dipendenti hanno attaccato alle finestre dell’azienda mi hanno colpito , mi ha colpito toccare  con mano la rabbia e precarietà di ragazzi come me.
Mi sarei voluta fermare, parlare con qualcuno di loro ma non per curiosità morbosa, solo per dirgli :
“O ragazzi, vi capisco, sono con voi, vorrei davvero poter far qualcosa per aiutarvi! “










Ma poi ho proseguito con la rabbia nel cuore.(Codarda.)
Un cuore spezzato 
Come quello che i ragazzi hanno appeso alle finestre della ditta. 






Sempre vostra e ... sempre peggio.

S.


E oggi il finale canoro che mi sento di dedicarvi è questo : 

Cirano Guccini 
".......Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;

coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco! 
"


venerdì 27 gennaio 2012

27/01/1945

Nel 27/01/1945 Auschwitz veniva liberata .
Oggi 27/01/2012 , 67 anni dopo, putroppo non abbiamo imparato nulla.

Mi sono domandata se era il caso di scrivere due righe sul giorno della memoria.
Non volevo cadere nella retorica ma non sono riuscita ad ignorare questa data.
Non ci sono riuscita perché purtroppo , tutto l’orrore di cui l’essere umano è stato capace 67 anni orsono è ancora vivo in tanta gente e quel che è più grave viene negato e messo in dubbio .
 

Le vicende di razzismo degli ultimi tempi proprio nella mia Firenze , la nascita di gruppi estremisti su vari social network, l’incitazione alla violenza ci fanno capire che davvero non abbiamo imparato niente , ed è questo che mi fa male.
 

Leggevo negli ultimi giorni alcuni brani sul web di  personalità geniali , impegnate da anni a screditare la veridicità del diario di Anna Frank , 
e mentre leggevo mi chiedevo :
MA A CHE SCOPO?


venerdì 20 gennaio 2012

Ciao Leo....

Giorni difficili, questi e i prossimi che verranno. 
In qualche strano modo passerà,
in qualche strano modo tutte le persone che adesso provano questo dolore immenso impareranno proprio dai tuoi insegnamenti ad alzare la testa e ad andare avanti. 

Ti saluto con questa.....

"La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola inclubbiamente dura, a volte anche crudele,però sincera come non accade sempre nel quotidiano. 
Se io dunque traspongo questi principi nel mondo degli uomimi, mi troverò immediatamente considerato un fesso e comunque verrò punito, perchè non ho dato gomitate ma le ho soltanto ricevute. E' davvero difficile conciliare queste diversità. 
Da qui l'importanza di fortificare l'animo, di scegliere che cosa si vuole essere.
E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l'altra. 
Naturalmente il prezzo da pagare per rimanere fedele a questo ordine che ci si è dati è altissimo."

Walter Bonatti


Ciao grande Leo... 
Fai buon viaggio..




S.

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