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venerdì 18 maggio 2012

La copertina di lana



La copertina di lana


Stavo seduta sulla sedia di legno e ti guardavo.
L'inverno me ne stavo vicino al radiatore di ghisa per non sentire freddo. Dividevo questo spazio con il mio "Ruro" , il pastore tedesco Yuri che ha accompagnato i miei primi dieci anni di vita
Il mio migliore amico.
Il mio primo dolore grande quando se n'è andato via.
Ti guardavo mentre mi preparavi la merenda , 
mentre sgranavi i piselli
mentre passavi i pomodori a mano per farmi la pomarola che mi piaceva tanto.
Ti guardavo e non vedevo l'ora che la pomarola fosse pronta per poterla rubare a cucchiaiate dalla pentola .
A volte ti aiutavo ,
o perlomeno credevo di farlo, ti aiutavo a pulire i fagiolini , a lavare i piatti o a stirare i fazzoletti di stoffa, ormai dimenticati dai più .
In realtà i piatti non li lavavo mai, riempivo la grande ciotola di plastica bianca con acqua e sapone e facevo montagne di schiuma con il detersivo per i piatti.
Mi piaceva schizzare tutta la cucina con il sapone.
Ma non ti arrabbiavi quasi mai.
Le nonne son così.
Non si arrabbiano mai,
le devi proprio combinare grosse per farle arrabbiare. .
Mi piaceva tanto stare a casa tua,
mi piaceva guardare Bim Bum Bam e mangiare pane burro e zucchero nel divano di casa tua, mi piaceva quando mi coprivi con la coperta di lana fatta da te.
Una coperta grandissima , formata da tanti quadrati di lana ,
ogni quadrato un colore…
era semplicemente una coperta fatta con gli avanzi della lana,
perché non si buttava via nulla a quei tempi. 
Non come ora, che si butta via quasi tutto, anche le persone…
Stavo li sul divano, bevevo il latte e mangiavo il pane con il burro e lo zucchero e poi insieme disegnavamo.
Mi disegnavi gli animali della fattoria in quell’agenda con la copertina di pelle rossa bordò che ogni tanto , ancora oggi mi capita fra le mani.
La sfoglio, osservo le strane pecore e le strane galline che ci sono disegnate dentro e rivivo il fascino , la delicatezza e l’affetto di quegli anni.

Rivivo il calore di quella casa, il calore delle cose semplici come la pomarola che bolle sul fuoco  o l'aroma del minestrone fatto con le verduere dell’orto del nonno. Quell'odore che mi è entrato nelle narici e che è ormai è l'odore della tua casa. Quell'odore di acqua di rose e cera di cupra che ormai è il tuo odore.
E quando sono giù di morale ripenso a quei momenti. 
Mi faccio scaldare da quei ricordi. 
Dal calore della mia infazia.
E tutto diventa più semplice. 

S. 

Dedicato alla mia nonnina...

martedì 8 maggio 2012

Il sogno





 Meraviglia

Si svegliò presto e ,facendo attenzione a non svegliare nessuno si avviò in cucina per preparare la colazione.
Erano le sei e mezzo ,suo marito entrava a lavorare presto  e a lei piaceva preparare la colazione e sorseggiare caffellatte e biscotti insieme a lui alle prime luci del mattino .
Dopo la colazione avrebbe svegliato anche la piccola Sofia e l’avrebbe portata a scuola.
Per fortuna lei in azienda aveva un orario flessibile ,
avevano da anni un occhio di riguardo per le mamme e le consentivano di entrare alle 9:00 , 9:15 ogni mattina così poteva portare la bambina a scuola in tutta calma.
Inoltre negli ultimi anni si era concessa un part-time a 30 ore settimanali.
Con questo orario poteva andare a prendere la piccola ogni giorno a scuola , portarla in palestra ai giardini a giocare con le sue amiche e il venerdì a mangiare un bel gelato gigantesco con la panna montata e le smarties  colorate sopra .
Dopo aver dato un bacio di saluto al marito si avviò a svegliare la sua piccina che spalancò gli occhioni sulla nuova giornata.
Dopo la colazione scesero insieme giù in cortile,gettarono i 4 sacchetti di spazzatura nei bidoni della differenziata e si avviarono a prendere la sua macchina elettrica.
Erano lontani gli anni della benzina alle stelle , dei soldi contati e del precariato.
Adesso la vita era finalmente serena.
Lavoro, qualche aperitivo con gli amici , qualche pizza fuori con suo marito e la piccola ,le vacanze d’estate e la casa finita di pagare.  
La vita adesso era una meraviglia.
Poi aprì gli occhi.
Erano già le sette passate.
Suo marito era sveglio da almeno un ora sul divano .
Non riusciva a dormire da quando aveva perso il lavoro.
Si svegliava comunque ogni mattina alle cinque e si metteva a leggere annunci economici e a controllare le bollette.
Scaccio vià i lieti ricordi del suo sogno e corse a svegliare la bambina per portarla a scuola e correre a lavorare.  
Il capo era stato chiaro. “Se arrivi un ‘altra volta in ritardo ti buttiamo fuori! Non ce ne frega nulla se hai una bambina, non è un nostro problema! “
E lei il lavoro non lo poteva proprio perdere!
Lui come al solito sarebbe stato a casa, a tentare di fare un po’ di spesa per la cena, cercare qualche lavoretto e a far quadrare i conti.
In casa non c’era rimasto quasi niente.
La banca aveva  pignorato quasi tutti i mobili , anche la macchina non ce l’avevano più.
Per andare a lavorare doveva prendere due autobus e farsi comunque due km a piedi.
Uscì di casa di corsa, con il tegamino con dentro il pranzo , pranzo che tanto non mangiava quasi mai perché non ne aveva il tempo.
Fuori c’era il sole.
Sorrise debolmente ripensando al suo meraviglioso sogno e si avviò di corsa al lavoro sperando che un giorno ,
forse , 
sarebbe diventato realtà. 

S.

martedì 17 aprile 2012

brandelli di vita


Manco da due settimane al Writing tuesday , prometto a breve mi rimetto in pari... intanto oggi sono in perfetto orario! ( e già questo è un miracolo! ) 



Ovunque

Ho aperto gli occhi.
Ho guardato il soffitto ed ero in questa stanza.
Avrei potuto essere ovunque , non sarebbe cambiato nulla.
La camera era carina, modesta ma carina.
Pareti bianche, letto ad una piazza e mezza ,
una grande finestra e tende bianche .
Alle parete tante fotografie, quadri , disegni, scontrini.
Brandelli di vita.
Dicono della mia vita.  
In una foto una me bionda e sorridente fa linguacce e mostra il dito medio all’obbiettivo.
Chissà chi ha scattato la foto della linguaccia ,  
Chissà se il dito lo mostravo a lui.
Chissà dov’ero.
E chissà chi è lui.
Lui che è venuto qui anche ieri sera. 
E’ indubbiamente bello e mi guarda con occhi buoni e affettuosi.
Ma per me non è nulla di più di un estraneo come tutti gli altri.
Mi dicono che siamo a Firenze, 
che sono nata e cresciuta e qui , ma mi ripeto, potrei essere ovunque.
Ho nella mia testa pagine e pagine bianche e tutte le persone che sono qui  tentano di colorarle.
Tentano di disegnare nella mia mente luoghi ,cose e racconti che dovrebbero appartenermi.
Per dirne una...
Mi hanno portato un piatto di formaggi misto e un bicchiere di vino rosso.
Non fanno che ripetere che era la mia cena preferita.
In realtà non mi va affatto il formaggio, e il vino rosso… bleah…
mi da la nausea anche l’odore.
Mi chiedo perché mi è capitato questo.
Perché mi sono svegliata senza ricordare assolutamente nulla di me e della mia vita.
L’avrò fatto di proposito?
Avrò picchiato la testa sullo stipite della porta mentre andavo in bagno?
Però non è male. Sono un libro di pagine bianche .
Non ho voglia di imparare di nuovo chi di ero.
Preferisco ricominciare da capo e essere qualcun altro.
Adesso aspetto di rimanere sola, faccio la valigia e me ne vado.
Vado a costruire una nuova me perché quella che ero non la ricordo più.
Magari l’ho voluta dimenticare di proposito, 
quindi, a che pro tentare di ricordarla?

O forse... magari la ricordo benissimo e sto prendendo in giro tutti.
Chi può dirlo.
Chi può contraddirmi?
L’unica cosa certa è che quando  cala la notte io me ne vado.
Dove vado?
Bah… che importa…
Ovunque , basta sia lontano da qui.
Lontano da me. 
Dalla mia vecchia me.  


s.



mercoledì 28 marzo 2012

La star


 Botteghino

Passò davanti al botteghino e vide la locandina.
Ormai era evidente ,ce l’aveva fatta.
Lei non poteva gioirne con lui e anche questo era evidente.
Le restava la condivisione dell’inizio, 
l’aver vissuto la star prima che divenisse tale.
Lui aveva scelto.
Aveva scelto di sacrificare qualcosa per strada .
Si era liberato della zavorra che lo limitava , 
a suo dire beninteso ,nella scalata al successo.
La zavorra era lei, e come tale si era fatta da parte.
Lei era quella dei teatrini squallidi, quella pronta ad applaudire dalla prima fila seduta sulle poltrone rosse e logore.
Lei era quella che lo ascoltava ripetere battute e provare smorfie per ore .
Lei era quella che si ubriacava con lui a fine spettacolo per festeggiare .
Lei era quella che si stringeva nel lettino che lui aveva alla casa dello studente e lo guardava dormire dopo aver fatto l’amore con lui.
Lei faceva l’amore con lui.
Lei non aveva mai fatto l’amore con la STAR.
Lei era giovane e inesperta, senza consigli da dispensare , senza lo stacco di coscia delle starlette da copertina che lui si era ritrovato accanto.
Lei con i jeans sdruciti , la testa piena di frasi , la risata sguaiata e  la bottiglietta d’acqua sempre in mano.
Loro con i vestitini corti, i capelli lucidi i denti bianchi il sorriso di circostanza e il bicchiere di Martini .
Fuori luogo.
Fuori posto.
Non adatta a lui.
Non adatta alla star..
Aveva tentato di cancellare tutto .
Non aveva mai visto i suoi film, letto le sue interviste .
Per lei la star non era mai esistita. 
Per lei il “dopo” non era esistito , l’aveva rimosso . 
Per 5 anni. 
Ma quella sera si fermò davanti alla locandina e osservò gli occhi di lui.
Quelli erano rimasti identici. Belli da far male al cuore .
Ma non era più lui. Non il lui che conosceva.
Si disse che era giunto il momento di conoscerlo di nuovo.
Si mise in coda al botteghino pronta a fare il grande passo.
Pronta ad acquistare il biglietto.
Pronta a conoscere la STAR.


giovedì 22 marzo 2012

...dallo psicologo


Nonna posso andare a giovare in giardini con le altre?
Hai fatto i compiti?
No li faccio più tardi
A no è! Lo sai come la penso….
“Non rimandare a domani ciò che potresti fare oggi”
Uffa ma nonna , dopo è buio.. vado in cortile due ore e quando fa buio vengo a fare i compiti!
No no no…. Lo sai come la penso. “Cosa fatta cosa ha “
E così, mentre tutte le amiche giocavano in cortile lei se ne stava chiusa in camera a fare i compiti.
Così passò tutta l’adolescenza, mettendo avanti il DOVERE al piacere. Sempre e comunque.
Sognando solo il giorno in cui si sarebbe potuta gestire il tempo come diavolo le pareva.

20 anni dopo


Quanto è passato dall’ultima visita?

Due settimane …

E cose è successo in queste due settimane , forza, me lo dica.

Dottore la prego non mi giudichi male!

Signorina si ricordi, io non sono qui per giudicarla, sono qui per aiutarla a capire perché fa così.
Avanti,  mi racconti cos’è successo.

Dovevo consegnare un lavoro , un progetto per una pubblicità. I clienti lo volevano per venerdì. Io giovedì’ ancora non ci avevo messo le mani. Era da un mese che sapevo che lo volevano per venerdì scorso. Sono arrivata in ufficio  giovedì mattina e mi son detta “ Via oggi ci lavoro non si può rimandare più“ , e poi….

Poi cosa è successo?

Poi è successo che mi sono ricordata che giovedì sera era il compleanno di Barbara la mia migliore amica e io non le avevo ancora comprato il regalo e la sera eravamo tutte insieme a cena fuori quindi non potevo far tardi in ufficio per consegnare quella locandina pubblicità, alla quale peraltro non avevo nemmeno pensato ancora.

E com’è andata a finire?

E’…. andata a finire in un casino!Perché avevo detto alle altre amiche  che io avrei preparato un mega poster per il compleanno di Barbara  con tutte le nostre foto e lo avrei stampato in ufficio...


Immagino non sia riuscita a farcela a fare il poster per la sua amica e si sia dedicata al progetto di lavoro…

No, perché mentre tentavo di far entrare nella mia giornata lavorativa le due cose, il mio capo mi ha detto che per l’intera giornata sarei stata impegnata in un corso di aggiornamento su un programma, e dottore… IO L’AVEVO DIMENTICATO!!!!
UNA TRAGEDIA DOTTORE!Perché dovevo anche prenotare il ristorante,fissare il punto di ritrovo con le altre e lavarmi i capelli prima di uscire per la cena!

E quindi come ha fatto? 

Dottore è stata durissima questa volta….Appena terminato il corso di aggiornamento sono corsa in ufficio e ho preparato il biglietto di compleanno per Barbara. Non è venuto proprio come avrei voluto ma tutto sommato poteva andare. Poi mi sono data una sistemata nel bagno dell’ufficio e sono scappata alla cena di compleanno di Barbara. Il ristorante l’ho fissato nella pausa caffè che abbiamo fatto durante il corso e sempre durante la pausa ho comprato un pacchetto benessere su Grupon per Barbara.
Una fatica…non mi ci faccia ripensare…

E come ha fatto per il lavoro ?

Ho lavorato tutta la notte, sono tornata dal compleanno di Barbara alle due e fino alle otto di mattina ho lavorato al progetto su quella pubblicità.
Alle dieci ho consegnato tutto!Ora che ci penso.. mi sa che mi sono dimenticata di dar mangiare ai gatti… però vabbè, magari gli do due scatolette stasera…

Quindi anche questa volta ce l’ha fatta nonostante tutto?

Si dottore, ma che fatica!

Lo capisce vero che non può vivere così? Capisce che un giorno a causa di questo continuo procrastinare qualcosa andrà storto e lei nel migliore dei casi perderà qualche amica a cui non è riuscita a mantenere una promessa, nel peggiore dei casi perderà il lavoro perché mancherà una scadenza improrogabile.
Mi aveva promesso che per oggi avrebbe tentato di fare qualcosa in anticipo , mi aveva detto che si sarebbe impegnata per farlo. 
C’è riuscita?

Si e no…

Come si e no?

Cioè… non si arrabbi dottore… in realtà no.
Ma prometto di farlo per la prossima seduta.

Le ho già detto che il mio scopo non è arrabbiarmi con lei,
è aiutarla a migliorare.
Allora, ci vediamo tra due settimane.
Poi signorina, un ‘altra cosa… ci sarebbe anche la mia parcella da saldare. Ormai sono due anni che aspetto di essere pagato.

Ha ragione dottore… rimandiamo! Pago la prossima volta!

Signorina sono due anni che rimandiamo.

Lo sa dottore... sono malata! Rimandare è più forte di me!

Lei mi guarisca e vedrà che io la pago!



S.

martedì 13 marzo 2012

malata immaginaria


Guarigione

Ho preso tutto?
Si , mi pare di si.
Controllo un ultima volta così sto tranquilla.
Eccole li in fila , nella mensola di vetro in bagno.  
Tutto quello che aiuterà la mia guarigione.
Riepilogando :
12 gocce dalla boccettina di vetro,
una pasticca di quelle rosa,
lo spray per la gola,
quello per il naso ,
un sorso di sciroppo e ci siamo.
Adesso posso dormire tranquilla.
Anche se…
Sento una strana  vertigine però.
Mi gira la testa.
Ma dai non è niente.
Ma invece mi gira davvero tanto.
Oddio , dev’essere la pressione.
Vado subito a misuramela .
130-139…
Mio Dio è alta.
Parecchio alta.
ODDIO CHE SARA?
Fammi prendere altre dieci gocce di xanax così mi calmo.
Ecco meglio.
Ora prendo la pasticca per la pressione almeno si abbassa.
Vado a letto e mi rilasso.
Ora si, adesso sto finalmente bene.
Non c’è niente che non va.
Anche se….
Questo braccio così informicolato non è mica tanto normale.
E poi mi pare proprio sia il sinistro.
Non è mica un sintomo da sottovalutare questo!
Anche questo senso di oppressione al petto è un chiaro sintomo .
OMIODIO mi sta venendo un infarto.
Lo sapevo.
Allora devo alzare le gambe , prendere un aspirina e l’ossigeno .
Per fortuna ho messo la bomboletta dell’ossigeno qui accanto al letto.
Respiro –respiro-respiro.
Sembra meglio. 
Anche se....
Sarebbe più sicuro chiamare il dottore. 
Lui mi guarirà. 
Lo so. 
Sento le palpebre così pesanti.
Non dovevo prendere tutte quelle gocce di ansiolitici.
Lo sapevo.
Sarà mica un principio di narcolessia?
Adesso magari mi addormento e mi risveglio in chissà quale posto.
Io chiamo il 118.
Li chiamo e vediamo che dicono loro .

“Si si, no adesso non mi fa più male il braccio ,
è che ho paura di addormentarmi e non svegliarmi perché ho preso troppe gocce di ansiolitici”
“Quante dite? Non ricordo di preciso… allora vediamo  20 di xanax prima di cena , più una pasticca di enctat durante la cena  e dieci gocce di lexotan dopo cena”
“No non sono pazza! E’ che di solito con questo mix dormo!“
Grazie!Grazie! Mi venite a prendere allora?Vi aspetto qui è!“
“Stia tranquilla, signorina , tempo dieci minuti siamo da lei, si faccia un bel caffè forte e ci aspetti d’accordo?”
“Oh si!!! Grazie , grazie davvero…non vedo l’ora di poter fare tutti gli esami necessari per guarire!"
"Si calmi signora, agli esami da fare ci pensiamo noi! "
"Si ma intnato vi dico cosa vorrei, allora vorrei analisi del sangue e delle urine,
poi piacerebbe anche una lavanda gastrica ,
una colonscopia,
una rettoscopia e …la prego!
Potrei avere anche una bella TAC alla testa per favore per favore per favore?!”

CLICK.

Pronto?

Pronto?
Pronto?
Pronto?
PRONTO????"




mercoledì 7 marzo 2012

OMBRA


Appuntamento con il Writing Tuesday   di  Silbietta di INTERNO 105.
COSCIENZA




Le parole di lei rimbombavano nella sua testa...
come un  mantra.
Era sempre stato follemente innamorato di lei e le aveva sempre permesso di fare e disfare tutto a suo piacimento. 
L'amava e il benessere di lei era diventata la sua quasi unica ragione di vita. 
Mentre percorreva la strada però non si sentiva affatto bene. 
Qualcosa lo stava logorando dentro.
Sentiva il respiro della sua fedele compagna accanto a lui. Compagna da molti anni.
Non era bella a dire il vero. Sempre un po’ spelacchiata e con quella coda mozzata .
No era decisamente bruttina ma aveva gli occhi grandi e buoni.
E lui di quegli occhi si era innamorato dieci anni prima. 
Molto prima di innamorarsi di lei .
L'altra lei della sua vita. 
Quella che decideva cosa era meglio.
Quella che aveva il lavoro importante e che lo manteneva da quando lui aveva  perso il lavoro. 
Quella donna forte, bella e di classe. 
Quella che credeva impossibile alle volte potesse davvero volerlo ancora.
Lui : così fuori luogo alle cene eleganti, così a disagio con i suoi libri e le sue teorie mentre lei ….
Lei : con il sorriso di circostanza,la battuta pronta e la flute di champagne. 
Lei che ERA STATA CHIARA. 
Si sarebbero dovuti trasferire.
La carriera di lei aveva finalmente avuto il "grande salto"  e dovevano andare a vivere in quella grande città che lei bramava con tutte le forze da anni e che lui odiava con una forza analoga.
In quell'appartamento ultramoderno che lei desiderava ardentemente dove purtroppo lei ,
l'altra sua compagna non era bene accetta. 
Non c'era niente da fare. 
Doveva liberarsene. . 
“NON POSSIAMO PORTARCELA DIETRO, IMMAGINO CHE CAPIRAI!
Per favore, siamo seri, siamo adulti, non facciamoci venire inutili crisi di coscienza! “
Aveva urlato la sera prima.
Lui aveva tentato di ribattere con le sue deboli motivazioni ma lei non aveva voluto sentire ragioni. 
E adesso era lì, percorreva l'autostrada cercando un punto dove lasciarla. 
Un punto vicino a qualche casa dove magari qualcuno l'avrebbe accolta negli ultimi anni della sua vita. 
L’autostrada scorreva veloce, aveva già percorso almeno 150 KM  e nessun posto gli pareva adatto 
Poi finalmente decise.
Senti il guaito di un altro cane nella fattoria alla sua destra.  
Accosto e intravide in lontananza un cane simile alla sua "Ombra", che ombra era stata di nome  e di fatto per tanti anni, la sua ombra, seguendo ogni suo piccolo movimento senza mai giudicarlo ma standogli sempe vicino. 
La decisione era presa. 


E LO FECE. 


Tornò a casa a notte inoltrata, e lei lo accolse con la furia negli occhi. 
"Te ne sei liberato"? 
Chiese.  
Lui la guardò, sorrise e rispose :
"Si , me sto liberando.
Quella è la porta.
Fai buon viaggio e divertiti nella grande città"

Mentre pronunciava queste parole Ombra passò accanto a lei , scodinzolò con la sua coda mozzata e si accomodò sul divano immacolato in pelle bianca. 

Lei sbatté la porta e se ne andò per sempre dalle loro vite. 

Non era stata una crisi di coscienza la sua.
La coscienza grazie a Dio lui l’aveva. 
E aveva anche l’amore.
Sapeva amare e sapeva essere amato. 
Cosa che lei nella grande città non avrebbe avuto mai. 
Sorrise al suo brutto cane, si versò un bicchiere di vino e  
 FINALMENTE DOPO 3 ANNI si rilassò. 


S. 

martedì 28 febbraio 2012

qualcuno mi spieghi

Hai dieci anni e devi solo studiare e poi andare alle scuole superiori.
Ne hai venti e devi finire l’università e trovare lavoro.
Ne hai 25 e ce l’hai fatta.
Nessuno ti disturba troppo, sei un ragazza, con un lavoro una laurea e hai tutto il tempo per fare le cose da grandi.
Nessuna domanda ,nessuna raccomandazione a parte le solite “ Non tornare troppo tardi, non bere e vai piano con la macchina”.
Tanto che quando entri in cucina e dici ai tuoi genitori che , si, è giunto il momento e te ne vuoi andare via di casa ,
tua mamma in risposta si incatena al letto e inizia a bloccare le porte del tuo armadio con robuste assi di legno . 
Dove vorrai mai andare senza vestiti??? 
Tiè, resti qui con la mamma che ancora sei piccolaaa!!!
E hai quasi trentanni.
Ma tu ce la fai.
La tua voglia di libertà e di indipendenza è  più forte di qualsiasi lamento da soap opera di tua mamma e si.
Trovi la casetta dei tuoi sogni ( solitamente in affitto) e te ne vai di casa “DA SOLA” .
Dopo pochi mesi requisisci a tua mamma le chiavi di casa tua e la minacci che se si azzarda ad entrare in casa tua con le sue chiavi senza avvisarti le fai trovare alla porta da un ‘omaccione di colore completamente nudo. 
30 ANNI.
Finalmente vivi sola, nella tua casetta, hai imparato a destreggiarti tra pulizia, spesa, lavatrici e simili e sei serena.
Sembra serena anche  tua mamma anche se non fa che chiederti quando ti fidanzerai.
Te lo chiede ad ogni festa , ad ogni Pasqua , ad ogni Natale.
Già,perché il fidanzato non fa più paura.
Il fidanzato non è più colui che porterà via la bambina dalle mura domestiche visto che già se né andata.
Il fidanzato è colui che le farà compagnia in quella casa tutta sola e così lontana dalla sua mamma.
Il fatto che il “così lontana” siano 10KM è irrilevante.
Quindi in modo petulante ecco la domanda ricorrente ad ogni festa,
puntuale come un orologio!
Ma quando lo troverai un fidanzato!!”.
Alla fine riesci nell’impresa.
Trovi un santo che ti sopporta e che  viene a vivere con te.
Hai più di trent’anni .
Una casa.
Un lavoro.
Un compagno.
Ma al genitore non basta.
ORA DEVI AVERE DEI FIGLI.
E la domanda della genitrice cambia, e implacabile , come il rintocco dell’orologio.
Ad ogni festa eccola li.
Ma un bambino? Ma quando me lo fai un nipotino?
GUARDA CHE SEI GIA' TROPPO VECCHIA , devi fare un bambino!
E tu te lo chiedi.
Te lo chiedi perdio. 

Com'è che dall'essere la piccolina di casa son passata allo stadio di cariatide senza accorgermene? 
Dov'ero quando questa mutazione genetica accadeva? 
A bermi un Mojito? 
Qualcuno mi spieghi.
Qualcuno me lo dica. 
VI PREGO. 


 S.

giovedì 23 febbraio 2012

.......il primo 24



Ego

Non l’ho mai interpellato.Per tutto l’anno.
Forte del mio stile, dei miei colori e dei miei soggetti, ormai consolidati negli anni precedenti.
Troppo montata” dal precedente insegnate , nel corso degli anni non avevo mai ascoltato o ritenuto valida opinione diversa dalla sua , che , peraltro coincideva sempre con la mia.
La sua scelta di abbandonare la nostra classe era stato un vero trauma .
Ma non mi son data per vinta.
Ho continuato a cullarmi nella mia superba aurea di superiorità.
Ho dipinto in modo ossessivo, sfornato quadri su quadri , senza chiedere consiglio, senza ascoltare i suggerimenti , anche velati che il professore mi elargiva, seppur non interpellato.
Ho fatto un mio percorso , esasperando sempre di più le mie figure, i miei colori , il mio stile.
Ho usato sempre più colore, ho lasciato i pennelli e li ho sostituiti con le spatole, gettando colore a grumi in macchie sempre più spesse ,figure sempre meno definite dalle quali trasudava una  rabbia sempre più forte nelle mie tele .
Il tutto in silenzio senza mettere minimante in dubbio il mio percorso.
Per un anno. Un intero anno vissuto al di sopra di ogni giudizio .
Un anno intero in silenzio ma con la musica sparata a 1000 nelle orecchie.
E poi l’esame.
Fiera di porgere al professore un libretto impeccabile dove un unico 28 era il voto più basso.
Ho sciorinato le mie teorie, i mie dipinti davanti a lui spiegando il percorso scelto per l’anno , ho tentato di motivare il perché di certe scelte e ho atteso.
Ho superbamente atteso un voto in media con i precedenti.
Lui ha sorriso sornione e ha pronunciato una frese che , verosimilmente si era tenuto dentro per un intero anno.

“Vede , lei ha un suo stile, un certo talento e idee valide, da concretizzare certo, ma le ha.
Durante l’anno l’ho osservata e sono giunto alle mie conclusioni. Immagino sia evidente anche lei qual è il suo problema.
Lei china la testa e dipinge. Convinta di essere artista e basta. Vede lei è qui per imparare, per confrontarsi, per sbagliare.
Spero che l’anno prossimo non commetta l’errore di quest’anno perché ha talento e sarebbe un peccato che lo sprecasse così.“

Dopo questo pippone , di cui io avevo assimilato solo le parole  talento e stile mi ha porto il libretto universitario.
Ho guardato il voto e una sensazione di gelo si è impossessata di me.
I miei occhi increduli guardavano il voto scritto con un indelebile penna nera .
Era li.
Gli occhi non potevano credere  a quello che vedevano. Ma era vero.
24.
Il voto più basso mai preso .
La prima della classe, l’artista , quella che non aveva mai avuto bisogno di chiedere , quella a cui tutto veniva naturale senza sforzo senza fatica aveva preso 24.
Non mi sono data pace per giorni ma poi ho capito.
Quel 24 era li a ricordarmi non che non ero brava, non che non avevo talento.
Era li a ricordarmi che per un anno intero ero stata schiacciata dal mio immenso EGO che non mi aveva permesso di crescere e di imparare.
Quel 24 è stato duro da dimenticare,duro da recuperare, 
ma è stato l’unico voto in 5 anni di scuola che mi ha davvero insegnato qualcosa che mi sarebbe stato utile per tutta la vita.


mercoledì 15 febbraio 2012

A chi mi dice...

Tra dieci  minuti finalmente anche questa settimana sarà finita , 
mi potrò buttare nel week e lasciare questo ufficio divora fegato!
Ho mandato adesso un sms alla Simo per fissare per stasera, l’ho scritto anche su Facebook così anche le altre sono aggiornate.
Ho tre ore di tempo per prepararmi.
Entro in doccia che sono appena le cinque e venti e mi lavo i capelli con il mio sciampo preferito al profumo di more e il balsamo.
Me lo tengo in posa giusto quei cinque minuti che mi occorrono per darmi una sfregatina ai talloni con la pomice.
Accappatoio , crema per il corpo dei coloniali alla mirra e controllino critico allo specchio.
Accettabile anche se questa pancetta proprio non vuole andare giù, ma poco male , con il vestitino largo non si vede , e poi cavolo!Ho più di 40 anni mi accontento!
Mi spazzolo i capelli , mi metto la tuta da ginnastica e mi dedico dieci minuti tutti per  me.
Metto su la moka e mi faccio un meritato caffè post doccia e pre sigaretta.
Lo amo alla follia l’odore della moka , anche se la dovrei cambiare la mia moka ,è vecchia stravecchia e ha la guarnizione finita ,infatti la maggior parte del caffè finisce sempre sui fornelli. Ma l’importante è che ne venga uno abbondante per me. 
Tanto non devo lo offrire a nessuno.
Ecco qua, la mia tazzona grande Rossa e la meritata sigaretta .
Relax time…………….

Fine relax time , asciugo la folta  chioma bionda e passo il ferro sui capelli per fare un po’ di onde sulle punte.
Pinzette per sopracciglia e ritocco l’arcata sopra l’occhio.
Crema sul viso, sulle mani, contro le rughe , contro le occhiaie.
Scelgo il vestito.
Tenuta da guerra stasera ,  jeans skinny, gli stivaletti neri con il tacco altissimo e la maglia morbida nascondi pancia verde smeraldo.
Trucco “ignorante “  , un filo di gloss e una controllata alle mani, che forse necessiterebbero di una ripassata di smalto, ma mi limito a ripassarle con la base lucida.
Perfetto.
Riempio la ciotola delle crocchette dell’obeso felino che divide la sua vita con me e via!
VENERDI’ SERA.
Tutta la serata davanti! 
Aperitivo ,cena “ciana”  con le amiche , single d’assalto come me e poi via!
Verso la notte, verso la serata più bella della settimana , quella che segna la fine del lavoro settimanale  e l’inizio della chiacchiere,dei pettegolezzi , della libertà.
La ricerca del tipo carino che abbiamo visto la settimana prima.
Chissà se stasera c’è, chissà se è libero!
Poi se non c'è lui cisaranno loro! Le mille persone del mondo della notte,
le facce nuove che rientrano in questo mondo dopo una storia andata male,
le facce che scompaiono perché hanno trovato il compagno di vita, e poi noi,
le facce vecchie incallite anime libere e single ma contente così!
A chi mi dice “ Ma come ? 40 anni e non sei sposata?”
No , non lo sono!
Sono una single d’assalto che si butta nel suo sfavillante e luccicante venerdì sera con le sue amiche !
Non sono triste,
Non cerco il fidanzato per forza,
Non sono acida ,
Ne sola ,
Ne disperata….
SONO UNA SINGLE .
Una SINGLE felice!

Mettevelo in testa!


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