Visualizzazione post con etichetta nostalgica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nostalgica. Mostra tutti i post

lunedì 25 aprile 2016

Era un mondo strano....



Sono cresciuta in uno strano mondo ,
un mondo assurdo e si fatica a raccontarlo oggi a trent’anni di distanza.
Era un mondo fatto di poca televisione e parecchie giornate all’aperto.
Un mondo dove , se a scuola la maestra mi sgridava , appena tornavo a casa mio babbo mi sgridava ancora più forte.
Un mondo dove il sabato mattina mia mamma non lavorava e puliva tutta la casa e , se mio babbo non lavorava , aiutava mia mamma .
Il sabato casa mia profumava di cera Elle e di Pronto , lo spray per lucidare il legno .
Un mondo dove il sabato pomeriggio la mamma preparava il ragù che bolliva sul fuoco anche per tre ore .
Era un mondo stranissimo , un mondo dove , se il sabato dimenticavi di comprare il pane , la domenica non potevi comprarlo da nessuna parte , e allora , o lo  mangiavi duro o magari , facevi un piatto di pasta e pazienza… in casa si stava senza pane.
Un mondo dove la strada giusta la conosceva il babbo e non Google  Maps ,
magari certe volte pure il babbo si perdeva ma poi , per magia , la strada si ritrovava sempre .
Era un posto misterioso e sembra impossibile che sia esistito davvero , un posto dove la domenica mattina partivamo per la casa di campagna con tutti i cugini e trascorrevamo la giornata a giocare in mezzo alla campagna o a scaldarci vicino al caminetto .
E no.
Non eravamo una famiglia di ricchi imprenditori benestanti che potevano permettersi la seconda casa; eravamo una famiglia di operai , una normale famiglia fiorentina che però , ce la faceva a pagare l’affitto della casa in citta , l’affitto della casa in campagna e pure un mese di vacanze al mare l’estate.
Lo so , si stenta a crederlo , ma era davvero così .
Era un mondo stranissimo .
Davvero.
Un mondo dove ad agosto era tutto chiuso ed era difficile anche comprare il giornale la mattina perché , pensate , il giornale si comprava tutte le mattine in edicola e non si leggevano le notizie online.
Era un mondo così bizzarro che  i mobili per arredare la casa erano stati comprati dai miei genitori vent’anni prima , molti acquistati grazie ai doni di nozze , così come i piatti e le pentole .
Ho visto le stesse pentole per vent’anni nella cucina di mia mamma .
Erano in acciaio , senza fondo in ceramica , senza doppio fondo tre centimetri . Erano semplicemente pentole , non erano verdi non erano rosa non avevano bizzarre decorazioni.
Pensate che era un mondo così strano che le tende si compravano dal tappezziere e  pure quelle duravano vent’anni .
Se per caso dovevano essere accorciate , le si portavano dalla “ merciaia” o dalla sarta , che spesso , era la vicina di casa che rammendava per arrotondare .
La domenica era tutto chiuso e spesso , i supermercati erano chiusi anche il mercoledì pomeriggio .
Eppure nessuno si mai ucciso e nessuno è mai morto di fame , anche sforzandomi non ricordo serate in cui non abbiamo cenato perché la mamma non aveva potuto fare la spesa.
Ricordo però colazioni in cucina la domenica mattina tutti insieme ,ricordo il caffellatte caldo e i biscotti , ma non ricordo di aver mai trascorso un pomeriggio ai Gigli.
Ricordo invece  tante domeniche  pomeriggio trascorse a cercare gli anemoni rosa e viola nel prato dietro casa, si perché , in quello strano mondo dove sono cresciuta i compiti che mi davano a scuola , li finivo di fare il sabato pomeriggio e la domenica , era dedicata al divertimento e al gioco .
E non ricordo di aver mai fatto i compiti fino alle undici di sera.
Ve l’ho detto , era un mondo bizzarro , pensate che potevo uscire in cortile a giocare e , semplicemente quanto era ora di cena , tornavo in casa .
Non avevo bisogno di un “ Wathsappino” della mamma per ricordare che dovevo tornare a casa , così come non dovevo inviarne uno a mia volta quando arrivavo a scuola.
Alcune volte cadevo di bicicletta o dallo scivolo , mi sono sbucciata tante volte le ginocchia e mi sono anche fratturata una caviglia giocando , ma non è mai stato un grosso trauma , semplicemente , si metteva in conto che potevamo cadere e farci male .
Il più delle volte , bastava un cerotto .
 Era un mondo in cui mangiavamo cose molto grasse ,mia nonna mi riempiva di pane burro e zuccherro o pane vino e zucchero  , eppure , nessuna di noi  amiche era obesa.
Facevamo tutte sport , io giocavo a tennis , la mia amica Rossella faceva danza classica ma avevamo sempre tempo per divertirci e per giocare .
La cosa incredibile è che i nostri genitori aveva il tempo per giocare con noi seppur lavorassero oltre le 40 ore a settimana.
Era un mondo stranissimo quello in cui sono cresciuta sapete?
Pensate che se magari un mobiletto in casa si rompeva veniva riparato , e non si correva all’Ikea a comprarne uno nuovo  per un  motivo ovvio, l’ikea non c’era e c’era questa assurda  tendenza  a far durare le cose . 
Ve l’ho detto , era un mondo molto strano , un mondo n cui i bambini al parco giocavano insieme agli animali e nessuno di loro , giocava con un tablet in mano , al massimo , si poteva prendere un pallone in faccia , ma il più delle volte , non accadeva nemmeno quello.
Era un mondo in cui sceglievi la scuola per la quale eri portato e non quella che ti avrebbe dato mezza chance di lavorare in futuro .
Era un mondo stranissimo in cui , qualcuno sceglieva pure di non studiare e andava subito a lavorare .
Io avevo tanti sogni e , curiosamente , credevo li avrei realizzati tutti .
Gioivo delle mie piccole vittorie personali , piangevo per qualche sconfitta , litigavo con le amiche e venivo sgridata dai miei genitori e , quando accadeva , stavo zitta e incassavo la punizione sapendo che l’avevo meritata e , prima o poi, mi sarei perdonare dai miei genitori .
Non mi è mai servito uno psicologo per superare certe piccole sconfitte.  
Era un mondo in cui , il sabato pomeriggio i babbi dei miei amici maschi andavano a veder giocare i loro figli al campo sportivo , ma nessuno si menava sugli spalti e nessuno era convinto di aver come figlio Roberto Baggio .
A volte il bambino giocava , a volte stava in panchina . 
Decideva l’allenatore e il genitore non dava di matto per la scelta , semplicemente l’accettava.
Le bambine magari sognavano di fare le principesse come cenerentola , certo non sognavano di fare le veline e di sposare un calciatore.
Credevamo nella giustizia e nel futuro , e cosa più importante , credevamo che le cose sarebbero sempre  andate a migliorare crescendo .
Era davvero uno strano mondo sapete?
Un mondo così strano che fatico a credere sia esistito davvero… 


Sempre vostra,  
Latitante...ma ancora qui  ...

S. 

giovedì 20 marzo 2014

Si va a "Monte".....



...a Montefiridolfi …



Montefiridolfi per me esiste dal 1976, un anno dopo la mia nascita.

E’ un posto così pieno di ricordi nella mia testa che è difficile raccontarli tutti…

Son quei ricordi con il calore della famiglia.

Quelli che profumano di ragù , paste al forno e dolci fatti in casa.

Montefiridolfi è il mio nonno Mario che “vanga" l’orto e annaffia con la “sistola”

E’ la mia mamma che prova a potare le rose ,
sono io che voglio annaffiare per forza le piante .
Montefiridolfi è "Il Maffei con il trattore con i cingoli e il cottro " ,
è il mio cugino con il cappello di paglia da contadino.

Montefiridolfi è la mia bicicletta "Atala Gialla " con la quale provavo a “pennare” ,
e la “pozza” dove io e Andrea si giocava agli archeologhi. 
È la distesa di campi dove io la mia mamma e la mia zia coglievamo gli anemoni .

Montefidolfi è una cucina immensa e un caminetto con il fuoco che scoppietta.

E’ un caminetto dove a volte ci si addormentava distesi con il fianco ustionato. 
Ed è pure tornare a Firenze la sera con i vestiti che sanno di fumo.

Montefiridolfi è una distesa immensa di vigne piene di uva ,

vigne che ho vendemmiato , con gli stivali pieni di terra rossa e le mani tutte appicicose.
E' il " Diario dell'Uva e dell'ova" , diario dove scrivevo le storie delle contadine e disegnavo vignette sceme dopo la vendemmia. 
Montefiridolfi è la “guazza” nei campi la mattina , che ti “infradicia “ i piedi .
E’ quell’odore “ghiaccio” che ti entra nel naso sembra bruciarti la fronte.




Montefiridolfi son le chiacchiere in cucina con i miei cugini a guardare "Amici Miei" ,

mangiando l’osso del prosciutto e fumando le prime marlborso rosse. 
E' la Bruna " che governa i polli" e la Cristina che mi da l'uovo da bere.

Montefiridolfi son le caprine vicino alla villa dello "Spinelli" ,

ed è pure  la civetta Marisa trovata nella vigna….

Montefiridolfi è una cucina piena di barattoli con i pelati ,

e in agosto piena di cestini zeppi di more per fare la marmellata.

Siamo noi cugini che andiamo a prendere il caffè al circolino in paese ,

e sono i cani boxer sempre presenti.

Montefiridolfi è Ombra che la mattina ti sveglia leccandoti la faccia ,

sono i piedi sul pavimento gelato .E' la mia nonna che mi porta il caffè a letto.

E’ la stufa in bagno per farsi la doccia e la cucina economica bianca e un po’ scrostata.


Montefiridolfi è un cielo pieno di stelle ,
e mi piace pensare che c'è una stella nuova adesso, 
è lui che dall’alto guarda la sua campagna.

E’ un" ‘aia " con gli alberini di mele , mele che le sere d'estate vengono a mangiare i cinghiali. 
Montefiridolfi è il ciliegio dietro casa dove ci siamo ingozzati per anni .

Lo stesso ciliegio dove mi hanno punto i calabroni.

Montefiridolfi è andare in “ due sul ciaino scassato"
magari cadere sulla ghiaia e farsi delle cicatrici che ,dopo vent’anni ancora ti porti addosso.
Ma quelle son cicatrici che non fanno male... quelle fan solo sorridere...

Montefiridolfi sono i giochi nell'aia ,  “i ginocchi” sbucciati e “il toni” colorato. 
E' l'Alfetta del mio Zio Walter,il Lancia Beta del mio babbo e la 126 rossa del mio nonno Mario.


Montefiridolfi  sono i trial.Quello di mio babbo, mio zio e mio cugino “grande”,

è il  rumore, la polvere , la benzina e le strisciate delle ruote lasciate nel campo.
E’ la stalla piena di attrezzi  e l’autoclave per l’acqua.
E’ la pompa verde per prendere l’acqua dal pozzo fuori nell’aia.

Montefiridolfi è andare a fare il bagno in Pesa e pescare in Terzona.

E’ alzarsi presto le mattina d’estate per andare alla piscina di Colle .

Montefiridolfi è il pane col pomodoro della mia nonna , 
con tanto sale, tanto aceto e tanto pepe. 

E’ l’amaca sotto l’acacia e i mille Diabolik da leggere.

E’ andare in fondo al “ borro” a cogliere le primule gialle.


Montefiridolfi è alzarsi la domenica mattina per andare a Mercatale a mangiare il maritozzo con la panna.
È fermarsi dal “ baloccaio” come si chiamava io e il mio cugino   e comprare “un balocco” per uno. 
Montefiridolfi è il fuoco fatto dal mio zio e dalla mia zia ,mio zio che brucia qualunque cosa gli capiti a tiro.Pure la mia casa di Barbie , per esempio.

Montefiridolfi è le domeniche di Natale a mangiare tutti insieme ,

e le domeniche di Pasqua a scartare le uova di cioccolata.

Montefiridolfi è la neve alta dieci centimetri e i primi pupazzi di neve.

E’ le prime macchine da Rally ,le prime gare ed è  provare la macchina da Rally nelle curve di “Bibbione”. 
E' il rally della fettunta. 
Montefiridolfi sono le mie cuginette piccole che mi ricordano me e i miei cugini. 
E vorrei tanto avessero la stessa infanzia che abbbiamo avuto noi. 
Montefiridolfi sono "Ombra II e Ringo", detto "Ringaccio" il nuovo arrivato ,
irruento e pazzo come lui, lui che quest'estate lo ha salvato. 

Montefiridolfi è questo e mille , mille altre cose …

È il contenitore di 38 anni di ricordi ,

di momenti vissuti attimo per attimo che porterò sempre nel cuore.








S. 




lunedì 24 febbraio 2014

Con gli occhi di un bambino...


....Ti chiedi come sarebbe potuta andare....


E lo sai con assoluta certezza che poteva essere diverso. Ci pensi. E c’hai sto senso di colpa che ti lacera, che ti fa sentire un cane.Ci provi a far qualcosa per sopire "'sto malessere" ,per buttare giù "‘sta" lastra di marmo che c’hai nello stomaco...
ma non funziona.
Non funziona perché negli occhi di chi è rimasto, lo vedi ancora . 
Lui è negli occhi di lei, di lei che ha solo 9 anni e che tu hai sempre conosciuto poco .
Che hai sempre voluto conoscere poco , un po’ per rabbia, un po’ paura , un po’ per difesa.
Un pò , anche perchè sei una stronza. 
Però lei ti racconta . Con l’ingenuità della sua età .
Del tutto inconsapevole che ogni sua parola per te è un cazzotto alla bocca dello stomaco.
Lei che "c’ha gli occhi suoi" e parlandoci scopri che ha pure certe sue fragilità.
Ed è proprio lei , che  in un pomeriggio di sole , tra un calcio al pallone e una corsa con i cani , ti racconta del “Suo babbo” e , per la prima volta , riesce a farti uscire da 
"Quel corridoio dove ormai abiti in pianta stabile da più di un mese."
Lei ti fa vedere le cose del suo babbo . Tutte quelle che per lei hanno importanza. 
Tutte. Pure le scarpe da lavoro. Pure le 500 lire per prendere il carrello della coop.
Lei ti mostra foto che non hai mai visto , che te , nella testa  , di immagine te ne sei creata un‘altra.E quando vuoi ricordare, guardi quella.
Lei invece ne ha altre di immagini. Immagini diverse dalla tua. 
Le guardi , è faticoso ma lei vuole fartele vedere.
Lei invece l’immagine che tu hai stampata nel cervello non la può vedere.
Le mostri quella che hai nell’Iphone, sembra contenta che anche tu abbia una foto del suo babbo sempre con te. Ma lui non è solo nell'iphone , è qui, in mezzo al petto e non se ne va.
Giocare con lei non è facile, in 8 anni l’hai sempre considerata poco e ti senti un cane.
Anche perché lei fa domande scomode. Domande che non ti aspetti da una bambina.  
E le risposte son difficili da dare , ma gliele devi.
E quindi ci provi a spiegarle e chissà, forse ce la fai pure.
Provi a rimediare . 
Vuoi disperatamente rimediare che è l’unica cosa che puoi fare a questo punto.
Lo fai per lei, e lo fai pure un bel po’ per lui.
Fa male non poter condividere questo pensiero con lui che non c’è più.
E fa male  sopratutto perché lo sai che  glielo potevi pure dire quando ancora c’era.
Invece hai sprecato tutte le tue energie ad alimentare la rabbia. 
Ma sei fatta così e ti devi "perdonare".
Lo devi fare per forza.
Ti rivedi pure un pò in lei, rivedi te trent'anni prima a giocare in quella stessa "aia", 
in quella grande casa di campagna che da sempre custodisce silenziosamente i tuoi ricordi. 


E alla fine la giornata passa in un baleno. Tra risate, calci al pallone ,balletti stupidi e maschere di carnevale  improvvisate . 
Saluti tutti e ti avvii verso casa ,
lei ti guarda e ti dice : “ Sabato prossimo torni? “ .
E tu rispondi solamente di “Si”.

Rispondi di Si perchè oggi, finalmente sei riuscita a guardare oltre.
Oggi l'hai vista. 
Per la prima volta , dopo 9 anni , l'hai vista davvero. 
Spero solo che lui ,ovunque sia ti perdoni per non averla mai guardata prima  con gli occhi con cui l'hai guardata ieri.
Gli occhi si merita. 

S.




social network

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...