giovedì 1 novembre 2012

una storia come tante...

Era in viale Belfiore, il numero non lo ricordo e chissà... 
forse non l'ho mai saputo.
Ma la ditta me la ricordo con un nodo alla gola. 
Un posto intriso di ricordi e di sentimenti che nella mia memoria è incancellabile. 
Mia mamma ci ha lavorato per circa 40 anni.
E' entrata che di anni ne aveva 14 anni e ci è invecchiata li dentro.
Insieme alle altre 40 operaie .
Parecchie di loro , col tempo son diventate anche amiche.  
Quelle stesse amiche che vede ancora oggi , 
quelle di cui custodisce i segreti. 
Quelle a cui confessa i suoi.
Non resta traccia di quella ditta , 
ho provato a cercarla su internet ma niente parla del cappellificio Federici. 
Peccato che si sia perso così, come lacrime nella pioggia....


Era un cappellificio storico qui a Firenze.
Creava cappelli con il suo marchio, riforniva grandi magazzini in tutta Italia ,spedivano cappelli a Londra , Parigi e in altre città europee.
La ditta ha chiuso i battenti alla fine degli anni 90 e, 
mia mamma , per fortuna sua, ha ritrovato un posto di lavoro per quei tre anni che le mancavano per raggiungere la pensione.
Ma questa è solo la parte triste della storia...
e io invece vi volevo raccontare la parte bella.

Che io con i racconti di quella ditta ci sono cresciuta.
Loro, i titolari ,la tipica coppia "della Firenze bene".
Salotti borghesi, soldi ,ricchi impenditori di una Firenze che io non ho mai vissuto
 
Lei, chiamata "La signora Carla" ,
che si presentava in ditta alle dieci, con i suoi abiti di sartoria,
scarpe chanel e bauletto Vuitton. 
Il mio amore per Vuitton è nato osservando lei. 
Il modo in cui faceva oscillare quella borsa.
Una donna di classe, austera e pure un pò snob.Una nata ricca.
Lei che incuteva un certo timore reverenziale, in me e nelle operaie.  
Lui era un 'altra cosa. 
Il signor Alfredo.
Lui gestiva con passione la ditta della famiglia della moglie.
Un omone alto un metro e 90 ,uomo d'altri tempi che si era trovato un impresa d'oro in mano e l'aveva fatta crescere e fruttare.
Ci ho lavorato anche io la dentro. 
Le estati del liceo raccatavo due lire etichettando i cappelli. 
Dalle 8:30 alle 17:30 , nelle estati sul finire degli anni 80 , mi vestivo da giovane operaia.
Si, a nero.

Mia mamma lavorava in sottosuolo e la luce del giorno , 
non credo l'abbia vista mai in 40 anni.
Non se n'è mai lamentata. 
Amava così tanto il suo lavoro che questo fatto del sottosuolo era un dettaglio facilmente sorvolabile.
Tra quelle mura vedevo nascere i cappelli...
Dal sottosuolo partivano scampoli di feltro e decorazioni, 
arrivavano ai cappellai che ,con le forme roventi li plasmavano e davano loro la vita.
I cappelli poi andavano al piano superiore, dalle modiste che li cucivano e li decoravano come la moda e l'ordine del momento aveva indicato e , 
infine, arrivavano alle bambine come me che li etichettavano e li mettevano nelle scatole.
L'ultima tappa la facevano le spedizioniere e così i cappelli erano pronti per partire verso la destinazione finale.  
Entravano con grazia nei grandi magazzini, nei negozi snob del centro , nelle boutique di nicchia ,nei  negozi di spose o chissà dove altro ancora. 
  
Ho osservato per anni  il tran tran di rappresentanti che arrivano e cercavano 
" Il Signor Alfredo" per qualche comunicazione importante .
La dentro ho conosciuto il suono della campanella della pausa pranzo, il cartellino da timbrare che , se arrivavi in ritardo veniva timbrato di rosso .
Ho visto per anni mia mamma correre per arrivare in orario e ho ascoltato milioni di volte la sua cantilenante nenia :
"devo rimettere il quarto d'ora perchè ho timbrato alle 8:31...", 
che lei troppo puntuale non lo è stata mai.
 
Ma era bello , e questo ve lo posso giurare.
Erano una famiglia di 40 persone che lavoravano in squadra.
Adoravo scendere in sottosuolo e rovistare in quello che era il regno di mia mamma . 
Potevo passare ore a curiosare tra mille nastrini di grogren, di raso, di seta ,
tra le perline e gli alamari, tra i fiocchi di strass e le paillettes.
Mi sembrava bellissimo che da li, dal sottosuolo partissero pezzi di feltro e manciate di nastri e tornassero indietro cappelli perfetti e decorati.

Era una macchina perfetta.

Certo , io vedevo solo una facciata della medaglia. 
C 'erano anche le amicizie illustri della famiglia Federici ,
le Ferrari , i domestici Filippini, la villa a Fiesole , i cani e il rolex al polso di lui.
C'erano i viaggi d'affari , viaggi dai quali tornava sempre con un regalino per le sue operaie ,o meglio per  "le sue bambine" come le chiamava lui. 
Che per lui eran davvero un pò le sue bambine,del resto le aveva viste crescere.
Ma quello che , ancora oggi dopo tanti anni ricordo di più è il rispetto.
Il rispetto che le operaie portavano a lui certo, 
ma sopratutto il rispetto che lui portava loro.
Consapevole che la macchina funzionava grazie al lavoro di tutti.

Era una piccola e prestigiosa ditta Fiorentina che ha vissuto il triste declino di molte altre piccole realtà. 
E alla fine  è affondata.
Lui che si è ammalato,
l'import- export a basso costo che ha fatto crollare le vendite e lui, 
il capo che non voleva decimare il personale.

Il resto è storia nota.
Sono arrivate la cassa integrazione a 6 ore, i pensionamenti ancipati , i consulenti del lavoro che gli dicevano di licenziare personale e lui,
che nel frattempo si era ammalato e che non voleva smembrare la sua ditta.

Che poi una scelta fu obbligato a farla e qualcuna delle sue bambine lasciò la ditta...
ma doveva farne altre , 
doveva scegliere chi restava e lavorava 
e chi se ne andava a fare la fame. 
Ma lui non ce la fece. 

"Mi dispiace , io non scelgo più. 
Adremo avanti fino a che possiamo e poi chiudo". 
E così è stato.
Chi lo sà....
Fosse stato un tipo alla Marchionne , la ditta forse sarebbe ancora viva.

La ditta magari si ma lui no, 
che lui se l'è portato via il cancro pochi anni dopo dalla fine della sua ditta.
A volte penso sia voluto morire con la sua attività .
Ma sono certa che abbia fatto tanto di buono . 
Pochi giorni prima di morire ,
accanto al suo letto, 
nella sua villa con i Filippini e i suoi cani a Fiesole ,
insieme a lui c'erano le sue bambine , 
le sue operaie che  nonostante la ditta avesse chiuso i battenti gli eran sempre rimaste vicine. 

Era prima della crisi di oggi, 
prima di Berlusconi, 
prima di Monti , 
prima dell'euro e prima di tutto quello che c'è adesso. 

Questa è una storia come tante, 
ma non è solo una storia fatta di numeri e bilanci sbagliati. 
Non è  solo la storia del crollo di una ditta. 
E' sopratutto una storia di persone. 
Quelle che stanno dietro ai numeri.
Quelle di cui oggi , 
putroppo, 
spesso ci dimentichiamo a furia di parlare di spred.....


Sempre vostra, ultimamente con lo sguardo rivolto indietro...

S. 

42 commenti:

  1. bel post... mi hai commossa ... grazie per aver condiviso con noi i tuoi cari, bei, ricordi... un bacio Black

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    1. Grazie a te , per riuscire a commuoverti leggendoli... vuol dire molto..

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  2. È una storia di persone che oggi non esistono più, con valori morali elevatissimi che oggi se li sognano... È una storia di un imprenditore, di quelli veri che ha preso in mano una ditta e l'ha fatta arrivare ai massimi livelli, un uomo che come un vero capitano ha guardato alla sua forza lavoro, prima, che a sé stesso, ed ha preferito tentare il tutto per tutto piuttosto che lasciare affogare le sue "bambine", un vero capitano che alla fine è affondato con la sua nave, ma che ha lasciato un ricordo, uno di quelli belli di una persona cui quelle bambine oggi donne custodiranno per sempre nei loro cuori e grazie al quale donne come te o uomini figli di quelle donne, sanno apprezzare il sapore di questi piccoli gesti: l'umiltà e il rispetto che rendono veri Uomini e vere Donne...

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    1. Che belle parole che mi hai lasciaot Debby... hai ragione , era un condottiero ed è affondato insieme alla sua nave ... poteva salvarla se avesse avuto un pò di pelo sullo stomaco ma non ce l'aveva... era una bella persona ,nonstante gli errori che , sicuramete avrà fatto nella sua azienda.. errori sui quali non posso metter bocca... volevo solo giudicare l'uomo e son felice che il messaggio "sia passato"... bacio bella topa!

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  3. Non sempre è così.
    Non sempre il capo combatte fino alla fine per salvare la ditta e i suoi dipendenti.
    Non sempre i dipendenti hanno stima del capo e si sentono rispettati da lui.
    Grazie per aver condiviso un pezzetto di storia.
    Quella dell'Italia buona.

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    1. Esatto.. non è quasi mai così...
      i dipendenti contano meno di zero oggi.. sembra che il lavoro che facciamo sia un nostro privilegio... della serie " Hai fortuna, lavori e sei pagato! Cosa vuoi da noi?" .... bella storia è... lavoro e son pagato per quello faccio... nessuno ci regala lo stipendio ,lavoro e rendo un servizio all'azienda , non è che l'azienda mi fa un favore a farmi lavorare... dovrebbe essere uno scambio ..putroppo ultimamete questo concetto "sfugge ai più"...

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    1. è già... ma son bei ricordi... fino a che è durata è stata una bella ditta...

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  5. Grazie per aver voluto condividere con noi i tuoi preziosi ricordi.

    Con affetto
    Cri&Anna

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    1. Grazie a voi belle donne per averla letta... :-*

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  6. Una bellissima storia italiana, finita male ma con tanti ricordi preziosi.

    Un bacione

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    1. Già, finita male ma con tanti ricordi.. e quelli per fortuna non ce li tolgie nessuno...

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  7. grazie silvi per averci raccontato questa storia.. ho i brividi.. questa era l'italia che ci invidiavano all'estero, il made in italy (che ora producono i cinesi a prato?) i distretti industriali, il locale che resisteva al globale.. ecco quanto poteva durare? come poteva finire? Marchionne peraltro non credo ce lo invidi proprio nessuno, lui che col suo modello è andato a sfruttare operai anche all'estero ..

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    1. Esatto... il made in italy prima era il nostro orgoglio , adesos cos'è il made in italy??? Esiste ancora? Ma dove che anche le borse "made in itlay" le mandano a fare all'estero per risparmiare... che tristezza...
      Certo che Marchionne non ce lo invidia nessuno ,e chi lo vorrebbe mai uno come lui???
      Bacio bella e a presto!(per davvero!!!)

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  8. caspita .. ho letto tutto d'un fiato e mi sono commossa .. che tristezza per le ditte italiane come questa .. grazie per averla condivisa con noi! baci

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    1. Grazie per esserti commossa... mi fa piacere vedere che esistono persone che ancora si commuovono guardando indietro a quella che er al'Italia "buona"...

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  9. Forse è proprio da lì che bisognerebbe ricominciare, voltando le spalle a tutto e a tutti e ritrovando almeno la dignità.

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    1. La dignità... valore così poco di moda ultimamente... se la gioca con l'onestà .. anche lei così passata di moda...

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  10. Io l'ho sto vivendo adesso, è tremendo...

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    1. Mi dispiace Silvia... immagino che sia parecchio dura... ti abbraccio..

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  11. Sono commossa, è una storia bella e triste allo stesso tempo. E perdendo queste ditte perdiamo un pezzetto di storia e di valore.

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    1. Ormai ne sono rimasti poche di persone come lui e soprattutto diritti come quella...peccato...

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  12. Topa...
    è che io non c'ho le parole per post così :-(
    però è sempre un bello leggerti, anche quando sei meno easy.
    bacione :*

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    1. A me mi basta che mi leggi bella mia!!!!E poi anche io mica posso essere sempre easy, ogni tanto una botta di serietà la devo dare!!!super bacioooooo!

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  13. Niente da dire se non che l'ho letto tutto di un fiato e con un bel pò di magone....
    Brava brava brava

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    1. È il magone qui è giustificato....brutta storia di una bell persona....

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  14. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  15. Ho lavorato anche se per poco tempo alla fine degli anni 80 nella ditta Federici appena diplomata.
    Ho un bel ricordo di quel periodo e x curiosita' non vedendo piu' la ditta ho cercato in interet e mi sono imbattuta nel tuo blog.
    Se da una parte mi ha rattistato sapere cosa e' successo dall'altra mi ha fatto piacere leggere e mi ha commosso.
    Hai descitto perfettamente ambiente e persone.
    Io li' mi son sentita coccolata da tutte le operaie forse perche' ero la piu' piccola.
    Ricordo il rito del cartellino,la campanella,la stanza che ci mettevano a disposizione per pranzare insieme,la sala esposizione con tutti i modelli di cappelli e la mia scrivania che era a 'T' con quella della signora Carla.
    Ricordo perfettamente i volti di tutte, e moti aneddoti,i nomi un po' meno ma mi sembra ci fosse una signora del sud con una voce cavernosa Carmela, poi Francesca una che aveva la moto molto amica dei sigg. Federici, Antonella in ufficio una ragazza mora con occhi azzurrissimi che pero' nel 90 e' andata a lavorare alla regione toscana, un'altra Antonella tra le operaie, Roberta anche lei in ufficio come segretaria del sig. Federici e anche lei andata via nel 90 perche' trasferita a Perugia, poi una signora che stava dalle parti del viale Etruria gentilissima che lavorava al taglio mi sembra Enza ma non son sicura.
    Che ricordi mi hai fatto tornare in mente...grazie!

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    1. Ma che piacere leggere il tuo commento!!!! Mia mamma ha lavorato 40 anni là dentro chissà forse hai conosciuto anche lei, si chiama Gina e lavorava in sottosuolo!!!
      Carmela purtroppo ci ha lasciato un paio d’anni fa...mi fa davvero piacere leggere la tua testimonianza ...la faccio leggere stasera a mia mamma (che sicuramente si commuoverà!!!)

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    2. Mmmmhh mi sa che ho confuso Enza con Gina. Non e' che tua mamma stava dalle parti del viale Etruria, bassina castana occhi scuri, negli anni 80 capelli pari altezza sopra le spalle e appunto come dicevi tu al taglio?

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    3. Siii!!!È lei...stava proprio lungo il viale Etruria (in via pienza )... la descrizione è fedele a quella che hai fatto.. bassina mora e capelli castani!!!

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  16. Se e' quella che ricordo io un paio di volte mi ha dato un passaggio perche' come me era in zona Isolotto

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    1. È proprio lei si...stasera le chiedo se si ricorda...tu lavoravi in ufficio con Alfredo e la Carla?

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    2. Si io ho lavorato nell'ufficio avevo la scrivania a formare una 'T' con quella della signora Carla per intendersi avevo preso il posto dell' Antonella quando nel 90 e' andata a lavorare alla Regione Toscana, pero' ci sono stata poco.
      Mi spiace per Carmela, tanti tanti anni fa la trovai era a lavorare in una pizzeria a taglio in via Torcicoda e' l'unica che avevo rivisto, all'epoca ancora la ditta era in piedi poi non ne avevo saputo piu' niente fino al tuo post.
      Non so se tua mamma si ricorda, io loro le ricordo tutte perche' era il mio primo posto di lavoro,quindi un'emozione particolare, comunque ero e sono un metro e un tappo,avevo caschetto biondo e occhi scuri. Ricordo la zona in cui stava tua mamma perche' andammo a casa sua per un modello di pellicciotto in ecopelliccia che aveva e che mi diede per cucirmi era proprio brava!

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    3. Si io ho lavorato nell'ufficio avevo la scrivania a formare una 'T' con quella della signora Carla per intendersi avevo preso il posto dell' Antonella quando nel 90 e' andata a lavorare alla Regione Toscana, pero' ci sono stata poco.
      Mi spiace per Carmela, tanti tanti anni fa la trovai era a lavorare in una pizzeria a taglio in via Torcicoda e' l'unica che avevo rivisto, all'epoca ancora la ditta era in piedi poi non ne avevo saputo piu' niente fino al tuo post.
      Non so se tua mamma si ricorda, io loro le ricordo tutte perche' era il mio primo posto di lavoro,quindi un'emozione particolare, comunque ero e sono un metro e un tappo,avevo caschetto biondo e occhi scuri. Ricordo la zona in cui stava tua mamma perche' andammo a casa sua per un modello di pellicciotto in ecopelliccia che aveva e che mi diede per cucirmi era proprio brava!

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  17. Se e' quella che mi ricordo io, e penso proprio di si, ho solo sbagliato nome Enza con Gina ,mi aiuto' a cucirmi un bellissimo pellicciotto ecologico fornendomi il modello era proprio brava ricordo anche di essere stata a casa sua all'epoca dalle parti del viale Piombino una contrada interna o giu' di li'.
    Io sono Francesca, ho lavorato in ufficio per circa due tre mesi e basta ma il periodo mi e' rimasto nel cuore, essendoci stata poco e non a contatto non so se tua mamma si ricorda di me.
    Io all'epoca ero poco piu' che ventenne ed ero entrata in ufficio in sostituzione di Antonella, poi dopo pochi mesi ho trovato un altro impiego piu' consono ai miei studi e ho lasciato la ditta. Un grosso bacio a Gina

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    1. Ho parlato con mia mamma...si ricorda di una ragazzina giovane bionda...chissà se sei proprio tu!!!Fra l’altro ho una foto dove c’e Una ragazza bionda con il caschetto un paio di pantaloni a fiori e una maglia rosa...chissà se sei tu...provo a mandartela in posta ..vediamo se ti riconosci !

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  18. Rettifico...non ho la tua mail da Google non riesco a recuperarla...se ti va scrivimi tu che provo a mandarti la fotografia per vedere se ti riconosci!
    La mia email è signorinasilviettahouse@gmail.com

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